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Old Mountain Legend

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Il periodo del cosiddetto "revival"...

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Il periodo del cosiddetto "revival" nazionale, conosciuto anche come rinascita nazionale bulgara (rinascimento), è a tutti gli effetti, l'equivalente, per la Bulgaria, di quanto avvenne in molte altre nazioni europee nel 19° secolo, attraverso i movimenti risorgimentali. Fu un periodo di sviluppo socio-economico e di integrazione nazionale tra i bulgari, nel quale valori culturali comuni furono di impulso per una crescente consapevolezza circa l'appartenenza ad un'unica comunità che aspirava ad affrancarsi dal dominio ottomano. A tal proposito, è comunemente accettato che questo processo abbia avuto inizio con il libro a carattere storico "Istoria Slavyanobolgarskaya" (Storia degli slavi bulgari), scritto nel 1762 da Paisius, un monaco bulgaro del monastero serbo di Hilandar sul monte Athos, e che durò fino alla liberazione della Bulgaria nel 1878 a seguito della guerra russo-turca del 1877-78, con la nascita della Bulgaria moderna ed indipendente che conosciamo ai giorni nostri. Il periodo è notevole non solo per gli importanti risvolti politici appena accennati; si sono andati, infatti, sviluppando una particolare e caratteristica architettura, che può ancora essere osservata nelle antiche città bulgare come Tryavna, Koprivshtitsa, Veliko Tarnovo, Kotel, etc., un ricco patrimonio letterario di autori come Ivan Vazov, Hristo Botev, etc. che ispirarono la lotta per l'indipendenza bulgara, la formazione di una chiesa autonoma e, infine, la rivolta di aprile, un evento significativo di opposizione armata al dominio ottomano, sfociata nella guerra russo-turca del 1877-78, che pone fine al dominio turco durato 5 secoli. I cambiamenti significativi nella società bulgara, la libertà di iniziativa economica e la scelta religiosa hanno portato alla formazione della nazione bulgara entro confini territoriali che tenevano conto di una base etnica comune. La "rinascita nazionale bulgara" è tradizionalmente suddivisa dagli storici in tre periodi: il primo periodo si pone a cavallo tra 18° e 19° secolo, a cui segue uno di mezzo caratterizzato dalle riforme ottomane, dal 1820 al 1850, culminato con la guerra di Crimea (1854/1855), fino a giungere all'ultima fase che termina con la liberazione della Bulgaria nel 1878. L'inizio vero e proprio di questo processo storico è stato un argomento molto dibattuto in passato. L'opinione prevalente nella storiografia contemporanea è che abbia potuto prendere avvio e consolidarsi grazie ai primi evidenti segni di disfacimento dell'Impero Ottomano. E', invece, universalmente accettato che il Revival nazionale bulgaro si conclude con la liberazione definitiva della Bulgaria che si costituì in principato autonomo. Il corso degli eventi ed un declino turco sempre più evidente consentirono di ottenere un regno pienamente indipendente 40 anni più tardi (1908), quando altre potenze (regionali e non, quali Austria-Ungheria ed Italia) avranno stretto la morsa su quanto rimane dell'impero ottomano che scomparirà definitivamente dalle carte geografiche con la prima guerra mondiale. Una rinascita culturale di ampia portata aveva posto le premesse e preparato il terreno ad uomini in armi con aspirazioni di libertà. Un contesto rurale sottoposto a tutela da parte dell'UNESCO, quale è quello di Zheravna (Jeravna), facente parte del municipio principale di Kotel, è vero e proprio biglietto da visita di questo periodo: un accumulo di capitale grazie alla pastorizia ed alle arti tessili, aveva consentito a questa comunità di edificare un villaggio caratterizzato da lavorazioni artigianali di pregio di cui abbiamo memoria attraverso la perpetuazione di mestieri tradizionali: la finitura a mano della pietra a vista, la lavorazione del legname, la tessitura a mano della lana grazie ai tipici telai in legno. Al consolidamento dei valori culturali nazionali ha fortemente contribuito lo scrittore Jordan Yovkov, nato a Zheravna nel 1880 e quì vissuto fino all'età di 13 anni. Presso il paese natale è visitabile una casa museo a lui dedicata. Dopo aver abbandonato Jeravna al seguito della famiglia (il padre si sposterà in un'altra regione per motivi di lavoro) non tornò più nel paese natale, conservandone un ricordo struggente e così umano che, a perere di molti osservatori, ne ha permeato l'intera esperienza letteraria; stiamo parlando di un autore molto studiato nelle scuole bulgare e tanti ragazzi, che magari non sono mai stati a Jeravna, ne conoscono l'esistenza grazie al suo più famoso cittadino. Oltre alle poesie, Yovkov è considerato "mestro" di piccole storie, ovvero componimenti scritti in forma di novella/racconto; ricordiamo tra i tanti: "Leggende balcaniche," "Ultima gioia," "Serata ad Antimovo Khan," "Se potessero parlare". Per completare il quadro, ricordiamo che in paese è presente anche la casa natale di Sava Filaretov, educatore che si prodigò a livello nazionale nel riorganizzare il sistema scolastico della giovane Bulgaria; prima dell'indipendenza, i riferimenti culturali erano stati conservati e tramandati sottotraccia, in modo informale, dalla chiesa ortodossa che offriva insegnamento in modo semi-clandestino a quanti vi si rivolgevano, sempre attenta a non irritare il potere politico dominante dei turchi che, ben consci di quanto fosse "pericolosa", per loro, la auto-consapevolezza culturale in un popolo sottomesso, avevano sempre scoraggiato un sistema educativo ufficiale su base locale e tradizionale. Per chi visiterà Jeravna, sono da segnalare anche la casa museo dedicata a Roussi Chorbadzdi, la galleria d'arte comunale, la chiesa ortodossa che vanta una ricca collezione di icone (tradizionale dipinto a tema religioso e dai caratteristici colori, che assume connotazioni artistiche particolari presso russi, armeni, serbi, greci, bulgari, avente per soggetto la madonna nei vari passaggi della vita di Gesù). Le case-museo sopra menzionate sono un "unicum" in quanto vere e proprie testimonianze in chiave etno-grafica: in esterno, l'architettura è quella originale (decorazioni in legno/pietra vista), con ampio spazio dedicato ai giardini i cui motivi floreali sono richiamati nei colori delle lavorazioni in lana; ancora oggi, molte donne del paese realizzano tappeti, borse, centrini da tavolo, proponendoli ai visitatori di passaggio nelle principali arterie del borgo. Gli interni conservano scritti dell'epoca dei personaggi a cui sono dedicate: oggetti d'arredo, suppellettili, tessiture consentono di apprezzare l'evoluzione ,nel corso del tempo, del costume popolare. L’intera struttura, e non solo quanto vi si conserva, è un’opera d’arte. Nei dintorni, una volta fuori dal paese, vi aspetta un territorio magnifico dove il profilo collinare richiama le nostre regioni dell'appennino centrale. Magari c'è meno urbanizzazione e mancano gli olivi ma i campi infiniti di girasole fanno tanto "effetto" Marche e le faggete mi ricordano certe parti dell'Umbria. Andar via senza aver fatto almeno un pic-nic, un trek, magari a cavallo, o una incursione in MTB è proprio un peccato. Nel raggio di 15 km, è possibile approfondire quanto iniziato a Jeravna visitando il centro storico di Kotel, i paesi limitrofi di Medven ed Ichera. Per sopravvivere a questo "tour de fource", potrete contare su una ospitalità che, nonostante il contesto rurale, vanta più di 40 realtà, quasi tutte a conduzione familiare, tra piccole locande e ristoranti tipici: in paese non esistoni fast-food, per definizione il servizio di ospitalità e ristorazione è a forte valenza tradizionale. Chi arriva a Jeravna cerca solo quella roba lì. Bistecca e patatine ve li preparano ma lasciate perdere: tuffatevi in un piccolo paradiso eno-gastronomico fatto di khebabchi, moussakà, insalata shopska, sirenè (una versione bulgara della feta greca),baclavà etc. Innaffiate tutto con Mavrud (è il vino rosso con cui brindarono, a Berlino, gli alleati vincitori). E non trascuratemi la Rakia (grappa che quì distillano ancora nel tradizionale locale consortile, utilizzando una marasca di susine selvatiche).
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